15 giorni per 13 isole in vela

Pronto?

” Salve sono Daniele, ho letto il vostro annuncio, vorrei sapere se avete già formato l’equipaggio o se faccio ancora in tempo ad aggregarmi … “

Il feeling si è subito fatto sentire, così sono bastate le quattro chiacchiere fatte al telefono per farmi decidere che se mi avessero accettato sarei partito, di lì a quattro giorni, per quello che si sarebbe rivelato uno dei più bei giri che si possano fare in barca.

“Senti, io direi che potremmo vederci dopodomani, se ti è possibile, tanto per cominciare a conoscerci. Se vieni col treno ti conviene scendere a Genova Principe, poi prendi l’autobus per l’aeroporto. La barca è ormeggiata alla Lega Navale di Sestri Ponente, all’ultimo pontile. Si chiama Madda III.

Alle otto di sera, dopo quattro giorni dall’incontro, caricata la barca dei viveri necessari per tutto il periodo della crociera e dopo una doccia ristoratrice, puntavamo la prua su Ustica.

Andrea, Franco e suo figlio Luca si conoscono da tempo. Gianfranco ed io, invece, non ci conosciamo, così come non conosciamo gli altri tre del gruppo.

Si prendono le prime decisioni sulle suddivisioni dei compiti e dei turni di guardia. Il sereno entusiasmo che si respira a bordo preannuncia un viaggio tranquillo, dove difficilmente ci potrebbero essere motivi di contrasto. Siamo proprio fortunati!

Le prime miglia purtroppo ci regalano poco vento, così siamo costretti a fare una pausa tecnica all’Elba per fare gasolio. Il tempo di riempire il serbatoio e si riparte subito. Ci consoliamo del rumore del motore mangiando un tonnetto che Gianfranco ha pescato alla traina.

E’ il primo di una lunga serie che ci accompagnerà come cena, merenda e colazione. 

Atterriamo a Ustica alle quattro del mattino, quattro giorni dopo la partenza (cabalistico direi). Dopo una buona dormita scendiamo a terra. Una passeggiata per il paese con visita al Sindaco.

A lui e al signor Franco Capra vanno i nostri più sentiti ringraziamenti, dato che ci hanno permesso di fare rifornimento di gasolio aprendoci apposta la pompa di carburante. 

E’ iniziato così quello che verrà da noi chiamato il tour delle “tredici isole in quindici giorni”; i pochi turisti che ci sono guardano con invidia la nostra abbronzatura, che fa pensare a gente fortunata in vacanza da chissà quando e chissà per quanto ancora.

Salpiamo l’ancora, rotta su Alicudi. Finalmente il vento, una buona spinnakerata e atterraggio notturno. Partenza, bagno; Salina: bagno, mangiata, passeggiata; Lipari: passeggiata, ristorante. Notte tranquilla in porto. Alla mattina: Vulcano, a piedi sul cratere.

Per giocare scendiamo di corsa utilizzando la tecnica dello scodinzolo (oltre che velisti siamo tutti sciatori). Partenza. Panarea. Una notte meravigliosa a Cala Junco. Bagno, pesca, ribagno. Andiamo in paese per telefonare. E’ già un po’ che a casa non hanno nostre notizie.

Si salpa l’ancora e poi Stromboli. Passeggiata, partenza, cena sotto il vulcano. Vorremmo vedere le sciare ma purtroppo una nuvola malefica copre la cima del vulcano. 

E’ l’inizio del ritorno, rotta Ventotene. Finalmente un po’ di vento, peccato che sia tutto di prua. Il mare grosso e il vento contro ci fanno andare solo a due nodi. Decidiamo di riparare ad Ischia. Ore tre nanna in porto, ore nove partenza. Siamo a Ponza. Alle sei del mattino ci svegliano i fuochi artificiali, ne approfittiamo, partenza, rotta per Genova.

Il vento ci dà buono, ancora un pomeriggio di spi. Siamo ormai vicino alla fine del viaggio. Le ultime miglia ci riservano una buona bolina che ci fa viaggiare sul filo degli otto nodi.

Il vento e il mare ci hanno un po frullato e quando rientriamo in porto a Sestri è rimasta solo la pioggia. Ora il viaggio è proprio finito.

Ci siamo scambiate le nostre esperienze di vita e di mare, abbiamo detto stupidate e cose serie, abbiamo imparato qualcosa dagli altri ma soprattutto siamo stati bene insieme.

Per questo ringrazio Andrea il comandante, Franco il nostromo cambusiere, Luca Capitan Findus e Gianfranco il più grande filosofo della teoria del contrario.

articolo di Daniele Boschin pubblicato su Bolina

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